Stiamo entrando nella fase decisiva della legislatura, i segnali sono chiari: i partiti cercano di conquistare spazi sul piano interno (la porta della politica estera è chiusa a chiunque dalla premiership di Meloni), emergono riforme che non hanno spazio di manovra in Parlamento (lo Ius Scholae), le sinistre alzano i decibel e l’ostruzionismo in Aula, il mandarinato delle magistrature e dell’alta burocrazia aumenta le sue incursioni nel campo della politica, il piccolo establishment editoriale crea un “caso” al giorno. Sono manovre che alla fine logorano chi il potere non ce l’ha, secondo la vecchia formula andreottiana.
La sinistra suona uno spartito logoro, lo usò con Silvio Berlusconi, finendo per rafforzare e allungare la trentennale galoppata del Cavaliere. Chiunque abbia esperienza delle cose del Palazzo, vede che il gioco lo conduce Meloni e le opposizioni sperano nella manina esterna o in una frattura del centrodestra.
Due esempi sono in cronaca:
1. Mentre Meloni inaugura a Roma la conferenza internazionale per la ricostruzione dell’Ucraina, la magistratura tiene aperto il caso Almasri, puntando sul ministro della Giustizia, Carlo Nordio.
2. Pier Silvio Berlusconi presentando la nuova programmazione di Mediaset ha espresso solide (e sagge) valutazioni politiche sullo Ius Scholae («non è una priorità») e il futuro di Forza Italia.






