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Viaggio nel centro dei camalli, di don Gallo e di piazza Alimonda, dove l’"antifascismo" ora si sposa con l’islam. La corrente musulmana del Pd ha un sogno: costruire un luogo di culto da 1.200 metri quadrati
nostro inviato a Genova
Genova parla a strati, per sedimenti che non si cancellano mai. Un vicolo sopra l'altro, una banchina alla volta, una memoria che non sparisce ma si deposita. È così che questa città dalle mille sinistre continua a raccontarsi dai tempi del G8 del 2001, del caso di Carlo Giuliani e di Piazza Alimonda: non per rottura ma per accumulo di casi. Negli ultimi giorni, uno di questi strati ha preso il volto di Mohammad Hannoun. Nel giro di poche ore il suo nome, che farebbe parte del perimetro giudiziario, è entrato in quello simbolico. Hannoun, per la Genova dell'antagonismo, dell'antifascismo militante e dell'islamismo politico, è una bandiera. Un fronte largo che nel capoluogo ligure si ricompone ogni volta che serve un martire: antifascismo, attivismo pro-Palestina, sindacalismo militante.






