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I palestinesi temono che la premier "si svegli" e scopra i loro traffici. L'imam di Genova: il Colle riceve gli autori del genocidio

La rete di Mohammad Hannoun temeva di finire nel radar del governo Meloni per i fondi ad Hamas. Perché se da un lato i presunti terroristi potevano vantarsi di una "cara amicizia" con i 5 Stelle e di rapporti con quella sinistra che strizza l'occhio alla galassia pro Pal, dall'altro, con la maggioranza non solo i ponti erano chiusi, ma addirittura l'ostilità alla causa islamista del tutto evidente. È quello che emerge dagli atti dell'operazione Domino, l'inchiesta coordinata dalla Procura di Genova sfociata nell'arresto di Hannoun e dei suoi sodali, accusati di aver trasferito milioni di euro a Gaza per finanziare Hamas. E i presunti terroristi, in più occasioni, esprimono tutto il loro disprezzo per le istituzioni, insultando la premier Giorgia Meloni.

Come il 4 luglio 2024, quando tre degli indagati si trovano presso la sede milanese dell'associazione Abspp e vengono intercettati mentre esternano i loro timori sul fatto che il governo italiano si attivi, accendendo i riflettori sulla loro attività, a seguito delle sanzioni emesse dal Dipartimento del tesoro degli Stati Uniti. Rispondendo al vice di Hannoun sul possibile intervento del governo, uno degli islamisti dice: "Io qua la mia paura è che questa cagna, anche lei si svegli". A quel punto Abu Falastin, alias Raed Dawoud, oggi in carcere in regime di massima sicurezza, chiede chi è. E l'interlocutore risponde "La Meloni".