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Sette milioni di euro ad Hamas da tre società di beneficenza. Nove arresti a Genova, sequestri a Milano. Smantellata la cellula guidata dal presidente dei Palestinesi d'Italia
C'era un "attualissimo pericolo di fuga". Per questo gli arresti sono scattati all'alba, prima che Mohammad Hannoun attuasse il suo piano di trasferirsi in Turchia e si imbarcasse su un volo con cui ieri avrebbe dovuto raggiungere Istanbul, per aggirare eventuali provvedimenti restrittivi. Lui e gli altri fermati avevano già ripulito i pc e si erano sbarazzati di documenti compromettenti. Poi, le perquisizioni nei magazzini di tre associazioni benefiche per la Palestina con sede a Milano e a Genova, dove sono stati trovati sacchi gonfi di mazzette da 50 e 100 euro. In tutto il gip confisca circa 7 milioni di euro di disponibilità finanziarie.
L'impatto dell'inchiesta - coordinata dalla Procura nazionale antimafia e antiterrorismo - che su richiesta della Dda di Genova ha portato a nove arresti eseguiti dalla Digos e dalla Guardia di Finanza, è fortissimo. Perché svela l'esistenza di quella che viene definita "una cellula di Hamas" in Italia. E muove accuse pesantissime dietro a quella che finora, nonostante le inchieste giornalistiche anche di questo Giornale, veniva spacciata per solidarietà al popolo palestinese. Secondo i pm il 70 per cento dei soldi ottenuti con le donazioni dall'Associazione benefica di solidarietà con il popolo palestinese (A.b.s.p.p) - gestita da Hannoun, già presidente dell'Associazione Palestinesi d'Italia - con il supporto di altre tre società collegate, era invece diretto ad Hamas e a sedicenti charity legate all'organizzazione terroristica. I soldi sarebbero arrivati attraverso triangolazioni finanziarie tra Italia, Turchia, Giordania, Egitto e Gaza, ma anche attraverso "spalloni" in grado di trasferire il denaro.







