Colmare il divario tra uomini e donne in agricoltura potrebbe aumentare il Pil globale di mille miliardi di dollari e ridurre l'insicurezza alimentare per 45 milioni di persone.

E' con questo obiettivo che la Fao lancia l'Anno internazionale della donna agricoltrice 2026, una campagna che punta a promuovere riforme politiche e investimenti per l'emancipazione.

Indispensabili in tutte le filiere, dalla produzione al commercio, le donne svolgono un ruolo centrale nella sicurezza alimentare e nella nutrizione delle famiglie, ma spesso trascurato. Eppure, secondo gli ultimi dati disponibili, i sistemi agroalimentari impiegano il 40% delle donne nel mondo, con condizioni di lavoro spesso più precarie e irregolari, vale a dire informali, part-time, sottopagate, ad alta intensità di manodopera e altamente vulnerabili; questo senza contare barriere sistemiche, tra cui un accesso limitato a terra, finanza, tecnologie, istruzione, servizi di divulgazione e partecipazione al processo decisionale a tutti i livelli. Una ricorrenza che va ben oltre la celebrazione, chiedendo di "portare l'attenzione politica sulle sfide multidimensionali che le donne contadine devono affrontare".

Le agricoltrici presenti in tutti i comparti, secondo l'identikit tracciato dalla Fao, lavorano in genere su appezzamenti di terreno più piccoli rispetto agli uomini; anche quando gestiscono aziende agricole delle stesse dimensioni, il divario di genere nella produttività della terra è del 24%.