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L’architetto palestinese, arrestato per presunti legami economici con l’organizzazione islamista, resta in carcere dopo l’interrogatorio di garanzia. Davanti alla giudice rivendica la raccolta fondi a fini umanitari

Si è avvalso inizialmente della facoltà di non rispondere Mohammad Hannoun, l’architetto palestinese arrestato con l’accusa di essere membro e finanziatore di Hamas. L’interrogatorio di garanzia si è svolto questa mattina nel carcere di Marassi, davanti alla giudice per le indagini preliminari Silvia Carpanini. L’udienza è iniziata alle 9. Hannoun, assistito dagli avvocati Emanuele Tambuscio e Fabio Sommovigo, non ha risposto alle domande del giudice. Una scelta così motivata dai legali: "Gli abbiamo consigliato noi di avvalersi della facoltà di non rispondere perché non ha avuto modo ancora di leggere gli atti".

Nel corso dell’udienza, durata complessivamente circa mezz’ora, Hannoun ha però rilasciato dichiarazioni spontanee. Secondo quanto riferito dai legali, l’indagato ha rivendicato la propria attività di raccolta fondi "per iniziative precise di beneficenza a favore del popolo palestinese in tutte le sedi, cioè Gaza, la Cisgiordania e i campi profughi". Attività che avrebbe iniziato "negli anni Novanta".