Colloquio tra l’architetto arrestato e i suoi legali nel carcere di Marassi
I militari della Finanza impegnati in una delle perquisizioni legate all'inchiesta sui fondi di Hamas (foto Pambianchi)
Genova – È durato circa due ore il colloquio tra Mohammad Hannoun, l'architetto giordano arrestato perché accusato di finanziare Hamas, e i suoi legali in vista dell'interrogatorio di garanzia che si terrà domani (martedì 30 dicembre) nel carcere di Marassi.
"E' stato molto lucido e preciso nel ricostruire tutti i passaggi dei finanziamenti e da domani cominceremo a studiarli nei dettagli - spiegano gli avvocati Emanuele Tambuscio e Fabio Sommovigo -. Ha sempre operato in maniera tracciabile e sempre con associazioni registrate, molte delle quali anche in Israele".
Domani Hannoun "chiarirà alcuni passaggi con la gip attraverso una dichiarazione spontanea ma su nostro consiglio non si sottoporrà a interrogatorio anche perché ancora non abbiamo ricevuto tutti gli atti depositati". Circa il fatto che secondo l'accusa Hannoun stesse fuggendo in Turchia gli avvocati spiegano: "Lui in Turchia va costantemente per le attività di beneficenza e ci ha precisato che dal 7 ottobre 2023 non aveva più possibilità di operare dall'Italia e a causa del blocco dei conti doveva portare i contanti in Turchia o in Egitto".











