Si è avvalso della facoltà di non rispondere Mohammad Hannoun, l'architetto palestinese arrestato sabato perché accusato di essere un membro e un finanziatore di Hamas. L'interrogatorio di garanzia, iniziato alle 9, si è svolto nel carcere di Marassi davanti alla gip Silvia Carpanini. «Gli abbiamo consigliato noi di avvalersi - spiegano i legali Emanuele Tambuscio e Fabio Sommovigo - perché non ha avuto modo ancora di leggere gli atti». Hannoun ha però rilasciato una dichiarazione spontanea.
Il capo della rete pro Hamas: “Vale la legge del taglione”. Gli indagati salgono a venti
Mohammad Hannoun stava per raggiungere la Turchia e trasferire lì tutte le sue attività di finanziamento all'organizzazione terroristica, secondo la gip Silvia Carpanini, che ha firmato l'ordinanza di custodia cautelare in carcere per il presidente dell'associazione dei palestinesi in Italia, arrestato il 27 dicembre nell'operazione di Digos e Guardia di Finanza perché ritenuto membro del comparto estero di Hamas e al vertice della cellula italiana.
Secondo gli inquirenti sussistono nei suoi confronti c’era un «concreto e attualissimo pericolo di fuga» e di inquinamento delle prove. Dalle intercettazioni è emerso che il programma di trasferirsi fosse ormai in fase di attuazione. Negli ultimi giorni, scrive il giudice, Hannoun «ha programmato la partenza per Istanbul per il 27 dicembre la famiglia lo avrebbe raggiunto a breve». Inoltre, come si legge dal provvedimento, gli indagati avrebbero «ripetutamente ripulito»i loro dispositivi elettronici.










