«Non ho mai permesso che Hamas etichettasse i nostri aiuti.

Si è avvalso della facoltà di non rispondere, ma ha letto delle dichiarazioni spontanee Mohammad Hannoun, 63 anni, l'architetto palestinese arrestato a Genova sabato 27 dicembre perché accusato di essere un membro e un finanziatore di Hamas attraverso la sua associazione benefica. L'interrogatorio di garanzia, iniziato alle 9, si è svolto nel carcere di Marassi davanti alla gip Silvia Carpanini. “Gli abbiamo consigliato noi di avvalersi - spiegano i legali Emanuele Tambuscio e Fabio Sommovigo - perché non ha avuto modo ancora di leggere la mole di atti dell’accusa".

Nelle dichiarazioni spontanee però Hannoun ha voluto sottolineare «che mai ha voluto o consentito che aiuti da lui raccolti arrivati a Gaza fossero etichettati, distribuiti o utilizzati da Hamas per fini propri». Hannoun ha poi «spiegato come funzionava la raccolta prima e dopo il 7 ottobre 2023. I contanti c’erano perché con il blocco dei conti correnti era l’unico modo per portare aiuti. E tutte le volte i soldi sono stati dichiarati in uscita negli aeroporti».

Hannoun ha rivendicato davanti alla giudice Carpanini – con lei era presente anche il pm Marco Zocco – «la sua attività di raccolta fondi per attività determinate e precise di beneficenza a favore del popolo palestinese in tutte le sedi di Gaza, Cisgiordania e i campi profughi. Ha negato di aver mai finanziato direttamente o indirettamente Hamas e ha anche precisato che la sua attività è iniziata nei primi anni '90».