La Cina termina il 2025 con ulteriori manovre attorno a Taiwan, mantenendo la pressione militare sull’isola che Pechino minaccia, presto o tardi, di soggiogare. Da ieri sono iniziate esercitazioni che il regime comunista ha battezzato “Missione Giustizia”, con largo impiego di navi, aerei, droni e missili, nonché fuoco con munizioni vere. È la prova generale di un assedio dell’isola, nell’ipotesi di un attacco volto a far arrendere Taipei prima che giungano in soccorso alleati come Stati Uniti e Giappone. Fin dal mattino il Ministero della Difesa di Taiwan ha rilevato «quattro navi della Guardia Costiera cinese».
Poi, in giornata, il dispiegamento cinese ha raggiunto «89 aerei da guerra e 28 navi, di cui 14 della Marina cinese e 14 della Guardia Costiera», queste ultime dispiegate in «cinque zone marittime attorno all’isola». Preoccupa il numero dei velivoli cinesi, il più alto in un solo giorno da ottobre 2024. Per sorvegliare i cinesi, le forze taiwanesi si sono mobilitate e dalla base aerea di Hsinchu sono decollati caccia Mirage 2000 acquistati dalla Francia, ma anche F-16V forniti dagli Usa. Alcuni F-16V hanno avvistato caccia Shenyang J-16, derivato cinese del Su-27 russo. Altri aerei cinesi segnalati erano bombardieri leggeri Xian JH-7 e ricognitori radar Shaanxi KJ-500 a turboelica. Sul fronte marittimo, la fregata taiwanese Tien Tan ha tallonato e osservato la fregata cinese Anyang. Inoltre, le forze di Taipei hanno segnalato «una formazione di navi d’assalto anfibie operanti nel Pacifico occidentale».






