Vero e falso in guerra si mischiano, il conflitto tra Russia e Ucraina non fa eccezione. Sferrare un attacco sulla dacia di Putin a Valdai (una fortezza protetta da 12 torri con sistemi anti -missile) mentre in Florida si discute un piano di pace, è un’operazione illogica sul piano dei tempi (e degli obiettivi militari) e per questo appare incredibile.
Chiunque si chiede perché mai Zelensky dovrebbe sfiammare tra le sue mani la carta americana, bruciare un piano condiviso in 20 punti con la Casa Bianca e le cancellerie europee, oltre alla possibilità di lasciare la Russia con il cerino in mano. Sul campo opposto, chi sostiene che a Putin convenga continuare la lunga guerra dimentica che chi logora è a sua volta logorato. Il 27 dicembre scorso (data scelta per influenzare lo scenario, alla vigilia dell’incontro tra Trump e Zelensky in Florida) il presidente russo durante una riunione con i vertici militari ha enfatizzato i risultati del suo esercito, ma la realtà è un altro film: la fanteria russa avanza lentamente, le perdite di mezzi e uomini sono enormi e a questo ritmo - secondo l’Institute for the Study of War - controllerebbe le regioni di Luhansk, Donetsk, Zaporizhia e Kherson nell’aprile del 2029.






