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Ultimo aggiornamento: 15:11

Nel caos pianificato di Trump con tre fronti di ulteriore conflitto o di pseudo-pacificazione sotto l’egida di un raggelante Board of Peace – rispettivamente Iran, Venezuela e Gaza – è naturale che l’Ucraina, dove “il pacificatore” ha già messo in sicurezza i suoi interessi prioritari con il contratto capestro su terre rare e materiali critici, scivolasse in ultima posizione.

E’ il conflitto che doveva essere risolto dal factotum globale in una manciata di ore o tutt’al più giorni e che dura da ormai quattro anni. E che, ancora più drammaticamente nell’ultimo anno, quello della golden age, ha registrato addirittura un terzo in più di morti civili che purtroppo sembrano avere molto meno appeal di quelli palestinesi sulle opinioni pubbliche occidentali e più che mai su quelle italiane, particolarmente “strabiche” a sinistra non meno che a destra, come ha rilevato recentemente e puntualmente, in solitudine, Paolo Flores d’Arcais.

Alla vigilia delle nuove “trattative” dirette ad Abu Dhabi tra la delegazione russa con i falchi accuratamente selezionati da Putin e quella ucraina alla presenza dei mediatori americani di stretta osservanza trumpiana, i bombardamenti russi sulle infrastrutture energetiche si erano puntualmente intensificati contro Kiev ma anche su Kharkiv, Dnipro, Zaporizhzhia con il bilancio di oltre 450 droni e 71 missili in una notte da -25 gradi.