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Le due stagioni di fiction, che fanno rivivere il film di culto e i romanzi della Rice, smussano i canini a colpi di woke

Una serie che è diventata subito un oggetto di culto tra i giovanissimi, che spesso le si sono avvicinati senza avere nessun paragone con lo strepitoso film del 1994 o con il romanzo di Anne Rice da cui è tratta. Stiamo ovviamente parlando di Intervista col vampiro, disponibile su Netflix nelle sue prime due stagioni (la terza è in lavorazione). La prima cosa che colpisce è quanto la serie sia confezionata bene e non si limiti ad essere un clone espanso, e dislocato nel tempo, dell'omonimo e famosissimo film con Tom Cruise, Brad Pitt, Antonio Banderas, Christian Slater e una giovanissima Kirsten Dunst.

Era, ovviamente, difficile competere con una simile parata di stelle ma la serie ha giocato bene le sue carte. Scene girate col metronomo, fotografia che sfrutta profondità e ombre, costumi che rendono un clima tra il decadente e il glamour novecentesco, location in cui l'architettura gotica trionfa dando cupezza al secolo appena trascorso dall New Orleans del 1910 alla Parigi della Seconda guerra mondiale.