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Si tratta della cronaca di una stagione complicata raccontata attraverso lo svincolo del piccolo Jack, un cucciolo di jack russell pronto al gioco più surreale e indocile come i cani della sua razza sanno essere

Atteso per anni da chi segue il cortese, fermo, insostituibile magistero di Silvia Bortoli sulla sua pagina Facebook, Come il cane è arrivato tra noi ed è rimasto (Quodlibet, 142 pagg., 14 euro) segna il ritorno alla scrittura di una delle nostre maggiori letterate e traduttrici dal tedesco; nonché punto di riferimento e coscienza vigile per ogni critico letterario, nel caso lo colga la tentazione di flettere da quel rigore che gli è richiesto. Si tratta della cronaca di una stagione complicata raccontata attraverso lo svincolo del piccolo Jack, un cucciolo di jack russell pronto al gioco più surreale e indocile come i cani della sua razza sanno essere, ma anche, all'occasione, più pigro di un sultano appena rientrato da una faticosa campagna militare. Nell'appartamento milanese della padrona (Bortoli biasima la leziosità delle donne che si considerano mamme dei loro cani) è presente anche il Principe, il marito malato; raramente fanno capolino la figlia, Adorabile Mammina, e il nipotino Faber, che ricorda alcuni giovanissimi personaggi del cinema inglese degli anni Sessanta.