L’ascesa parabolica dell’argento si scontra con l’intervento dei regolatori, teso a raffreddare la speculazione. E il prezzo compie una brusca inversione a U, che alcuni osservatori interpretano come il primo segnale di esplosione di una bolla.
Nell’ultima settimana di scambi del 2025 le quotazioni del metallo prezioso hanno dapprima superato anche la soglia di 80 dollari l’oncia, balzando di oltre il 6% all’apertura delle contrattazioni in Asia, fino a sfiorare 84 dollari: ennesimo record storico, che ha gonfiato la performance da inizio anno ad oltre il 180 per cento. In breve tempo però il vento è cambiato, portando un’ondata di vendite travolgente. Sul mercato spot londinese l’argento lunedì 29 ha lasciato sul terreno oltre l’8%, avvicinandosi a 72 dollari l’oncia.
Una decisa correzione dai massimi storici ha interessato in parallelo anche gli altri metalli preziosi: l’oro ha subito ribassi superiori al 4% e il platino è addirittura crollato di circa il 14%, portandosi rispettivamente intorno a 4.330 dollari l’oncia (da un record di 4.546,46 dollari) e vicino a 2.100 dollari l’oncia (il record è 2.475,41 dollari).
Per tutti e tre i metalli il Cme Group ha decretato (dal 29 dicembre a fine seduta) un aumento dei margini di garanzia e di mantenimento richiesti per operare al Comex, il mercato statunitense dei futures: di qui il probabile innesco di una raffica di liquidazioni, per chiudere posizioni divenute troppo costose. Vendite che, al termine di un anno con performance stellari, si sono sommate alle naturali prese di profitto da parte di molti investitori.










