Dopo il rally di fine 2025 e delle prime settimane del 2026 il comparto dei metalli preziosi sta vivendo una fase di consolidamento. Operativamente l’oro naviga in area 4.700 dollari per oncia, a circa 16 punti percentuali dai massimi storici, mentre la flessione dell’argento è ben più ampia, superando il 35%. Dal record storico dello scorso 30 gennaio in area 121 dollari i prezzi sono arrivati a perdere fino al 50%, per poi rimbalzare verso quota 75 dollari per oncia.

Se seguiamo l’analisi tradizionale l’argento ha ritracciato di oltre il 20% dai massimi storici, parametro che lo porrebbe in una fase orso – ribassista. Ma limitarsi a una pura analisi del ritracciamento dai massimi – ancor di più in un caso simile - sarebbe estremamente riduttivo. Dobbiamo infatti ricordare che le quotazioni dell’argento a inizio 2025 valevano meno di 30 dollari per oncia e – nonostante il tonfo di inizio febbraio – ci troviamo ancora su valori superiori del 150% rispetto a quelli di 16 mesi fa. In sintesi, il crollo registrato dai massimi è la conseguenza di una salita troppo veloce, con il prezzo che nel giro di un anno era arrivato a quadruplicare (salendo appunto da meno di 30 dollari per oncia fino a oltre 120 dollari). Il quadro generale, però, resta ancora costruttivo.