Per BB come per Marilyn nessuno o quasi si fa domande sulla loro reale capacità di recitare. Insomma nessuno o quasi si sofferma sul punto: erano o no brave attrici? Il fatto è che le due hanno permeato l’immaginario imponendo se stesse come simboli erotici. E ci si accontenta di ciò, come avvenuto anche per le gemelle Kessler e per le loro gambe sinuose.
È curioso il fatto che sia stata proprio una filosofa femminista come Simone de Beauvoir a incasellare Brigitte Bardot in uno stereotipo «patriarcale»: una ninfa selvatica, una lolita che seduce con tranquillità, «il suo erotismo non è magico ma aggressivo, ella è ugualmente cacciatrice e preda», per il maschio latino quella naturalezza appariva addirittura «perversa», conservava «l’ingenuità» dell’infanzia ma anche il suo «mistero». Pur riconoscendole una potenzialità di emancipazione, una libertà capace di confondere la mentalità dei maschi francesi, Simone de Beauvoir la riduceva di fatto a un prodotto da lanciare attraverso il cinema sul mercato dell’immaginario sessuale. Paradossalmente sarà invece un playboy come Gigi Rizzi a descrivere in una frase la compiutezza della donna Brigitte Bardot nel suo libro Io, BB e l’altro ’68: «Avevo 24 anni e avevo Brigitte Bardot». La perfezione. La giovinezza. L’amore. La donna più bella e desiderata o, meglio, la Donna.











