Segui tutte le inchieste del Fatto Quotidiano

Ultimo aggiornamento: 7:45

La frase l’ha pronunciata il ministro degli Esteri Antonio Tajani il 2 ottobre, ospite del programma Porta a porta di Bruno Vespa. L’argomento era il violento intercettamento in acque internazionali, da parte della marina militare israeliana, delle imbarcazioni della Global Sumud Flotilla.

È stata una frase uscita male che, chissà, se fosse stato possibile tornare indietro il responsabile della politica estera italiana avrebbe formulato diversamente. O magari è stata detta a mo’ di rassegnata constatazione e avrebbe potuto essere preceduta da “Secondo Israele…”. Chissà, appunto. Ma è stata comunque una frase sintomatica, che ha fatto correre i brividi lungo la schiena alle persone giuriste e alle organizzazioni per i diritti umani, come Amnesty International, che vedono il diritto internazionale come un parametro su cui misurare il comportamento degli stati.

Sintomatica di cosa? Dei doppi standard. Quelli per i quali si chiede il rispetto delle norme internazionali o, al contrario, se ne tollera se non addirittura si giustifica la violazione a seconda della convenienza. Quelli per cui, di fronte ai più gravi crimini internazionali, compreso il genocidio, si verifica chi li abbia commessi per poi decidere se condannarli o condonarli.