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Preferisco una pace mutilata a una guerra in piena salute con uno sterminio continuo in nome di principi che non finiscono mai di seppellire i propri figli
Oggi a Miami, a Mar-a-Lago, c'è un appuntamento che somiglia a molti altri e che pure potrebbe essere diverso. Trump ospita, Zelensky c'è, gli europei stanno al telefono. Siamo vaccinati contro questi vertici annunciati come decisivi e
conclusi come inconcludenti, vedi l'«incontro storico» al centro della basilica di San Pietro durante i funerali di Papa Francesco, o quello altrettanto «storico» in Alaska il 15 agosto. In entrambi c'era Donald e, a dialogare con lui senza alcun sugo salvo la retorica, Zelensky e Putin. Ventinove punti tutti decisivi, no ventidue, ora siamo a venti. Mi accontenterei si asciugassero i punti, ma anche le virgole. Mi basterebbero due parole: «Non uccidere». Troppe volte abbiamo visto fotografie, strette di mano, comunicati salva-la-faccia. E tuttavia, questa volta, qualche segno c'è. Non una rivelazione, non un miracolo. Segni minimi, come le prime foglie su un ramo che per quattro anni è sembrato secco.






