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Siamo davanti a un conflitto che cova da decenni, e che si muove su scala globale lungo tre direttrici: l'equilibrio regionale in Medio Oriente, la proliferazione nucleare e la sfida lanciata dalle potenze revisioniste all'ordine internazionale

Per farsi un'idea equilibrata della crisi iraniana serve una parola che oggi sembra fuori moda: prospettiva. Perché non siamo davanti a uno scontro locale esploso all'improvviso una settimana fa. Siamo davanti a un conflitto che cova da decenni, e che si muove su scala globale lungo tre direttrici: l'equilibrio regionale in Medio Oriente, la proliferazione nucleare e la sfida lanciata dalle potenze revisioniste all'ordine internazionale.

Dal 1979 il regime iraniano persegue un obiettivo strategico costante: cancellare lo Stato di Israele ed espellere la presenza americana dalla regione, per ridisegnare il Medio Oriente secondo il proprio modello teocratico. Lo fa attraverso una guerra indiretta: il terrorismo delegato a Hezbollah e Hamas, usato per colpire i nemici e consolidare la propria influenza. Nel frattempo accumula missili e sviluppa capacità nucleari con uno scopo preciso: diventare intoccabile.