«Jesus was a palestinian, born under occupation», ovvero secondo Greta Thunberg, e il movimento “Slow Factory” che ha prodotto tale post su Instagram, Gesù era un palestinese ed è nato sotto occupazione.
«Per i cristiani del mondo» spiega ancora Greta alias “Slow Factory” nei commenti, «il figlio di Dio che adorate è nato a Betlemme, in Palestina, oggi sotto una violenta occupazione. Se quel bambino nascesse oggi, molto probabilmente verrebbe imprigionato in una prigione militare israeliana». Siamo proprio sicuri?
Se c’è un lato positivo dei social è che ogni fandonia viene svelata. Non c’è fesseria su Instagram, X o Facebook che non trovi un commentatore di buona volontà pronto a spiegare con poche efficaci parole e con qualche ragione perché sia tale. Questo Greta Thunberg dovrebbe saperlo bene, vista la sua giovane età non ha nemmeno le scuse di un boomer poco avvezzo a tali strumenti che si lascia prendere dalla foga, per cui prima di scrivere certe sciocchezze su qualcosa che non conosce con la dovuta profondità dovrebbe almeno documentarsi prima. Ma l’ex eroina del clima, ora della difesa palestinese, deve ritenersi al di sopra di certe sottigliezze come d’altronde tutti quelli che credono di possedere la verità svelata. No, Gesù non era certo palestinese nel senso in cui lo intendiamo ora, Gesù è nato a Betlemme, odierna Palestina, ma sarebbe come dire che l’imperatore Traiano fosse spagnolo e non romano, in quanto nato nell’attuale Spagna, o Costantino fosse serbo, in quanto nato nell’attuale Serbia.








