Greta d’Egitto. Lambisce le coste d’Alessandria, veleggia battente bandiera palestinese verso Gaza – dove con la sua ciurma vuole forzare il blocco – al solito sui social grida al «genocidio» ma ecco il salto di qualità, invero un ritorno a un passato dimenticabile. Ora il nuovo dramma è che la guerra di Israele ai macellai di Hamas nuoce all’ambiente: «Giustizia sociale e climatica sono inseparabili», spiega la ragazza ornata di kefiah, «la violenza in corso a Gaza contribuisce anche alla crisi climatica globale. I combustili fossili necessari per le operazioni militari», continua, «intensificano il cambiamento climatico. La condotta della guerra accelera la perdita di biodiversità, contamina le fonti d’acqua vitali (evidentemente esistono pure quelle non vitali, ndr), provoca l’erosione del suolo e distrugge i terreni agricoli».
La signorina Thunberg, per la quale la guerra si dovrebbe fare con cerbottane di plastica riciclata con cui sputacchiare carta a sua volta riciclata, Greta dicevamo prosegue nella spiegazione: «I bombardamenti inquinano l’aria. Non possiamo accettare un mondo che permetta che tali violazioni dei diritti umani e la distruzione ambientale continuino incontrollate. Ora», sentenzia la 22enne, «è il momento di chiedere responsabilità e difendere la giustizia, sia per la Palestina che per il pianeta». Greta rischia l’arresto.











