VENEZIA - Un'annata difficile, il 2025, per commercianti e artigiani della città d'acqua, che a pochi giorni dalla conclusione dell'anno si trovano a tracciare un bilancio piuttosto amaro.
Negozi in sofferenza, affitti troppo spesso elevati e in qualche caso chiusure obbligate a causa di costi non più gestibili, che gli acquisti di veneziani e turisti non riescono a compensare, sono le problematiche più evidenti.
«Parliamo di un calo del fatturato del 15-30% dovuto anche ai conflitti in corso, che hanno portato a perdere una fetta di turismo», osserva il presidente di Confcommercio Venezia, Roberto Panciera, accennando alle attività che hanno abbassato la saracinesca definitivamente e a quelle che hanno cambiato società con la formula dell'affitto d'azienda, «arrivando a ridurre la qualità media del prodotto.
C'è un pullulare di negozi orientati al turismo di massa: la delibera anti-paccottiglia, ad oggi, ha ancora limiti oggettivi noti all'Amministrazione. Delibera che non riesce ancora ad affrontare il problema a 360 gradi».
Il calo di fatturato è legato pure ai molti turisti che hanno ormai perso l'abitudine di portare un souvenir ad amici e parenti dal viaggio, senza contare gli acquisti online, sempre più gettonati, con spedizioni ormai rapidissime e scontistiche convenienti.






