VENEZIA - Il commercio in Veneto non sta bene e Mestre non fa eccezione. In 10 anni dal 2015 al 2025 è aumentato il numero degli addetti ma le serrande abbassate in regione sono state 9.952. Il problema non è solo costi e minori entrate, ma di attrattiva e sicurezza del centro, infatti la desertificazione commerciale, che in città colpisce quasi uno spazio su tre, rischia di aprire dei buchi neri danneggiando la qualità della vita dei residenti e la pedonalizzazione.
La situazione però non è uguale per tutte le categorie: infatti la ristorazione resiste con aperture e assunzioni, ma non è sufficiente per tenere vivo un tessuto commerciale in cui i negozi di vicinato soffrono, soprattutto nei settori culturali, dello svago e dell'abbigliamento, colpiti dalla concorrenza della varietà e della velocità dell'offerta online degli e-commerce, sicuramente comodi ma che danneggiano le economie locali.
La tendenza è nazionale, come analizza l'Osservatorio Reciprocità e Commercio Locale di Nomisma, nel nostro Paese nell'ultimo decennio sono scomparsi 86mila negozi di vicinato. In Veneto la maglia nera spetta a Padova e Treviso (rispettivamente -2.074 e -2.046), a cui seguono Verona (-1.536), Vicenza (-1.316) e Venezia (-1.266), mentre a Rovigo (-964) e Belluno (-750) il dato è più contenuto, ma parametrato all'estensione delle province.






