TREVISO - Al momento del brindisi, compare Turiddu canta: «Viva il vino spumeggiante/ nel bicchiere scintillante». Siamo nella "Cavalleria rusticana", composta da Pietro Mascagni 1890. Ancora non esisteva il prosecco come lo conosciamo oggi. Marco Giulio Balbi Valier aveva però cominciato la rivoluzione.
Così nel 1868 descriveva le proprie coltivazioni a Collalto di Susegana: un quarto della superficie «è tutto vigneto che piantai a viti prosecche, più sicure e ubertose d'ogni altra qualità, e che danno un vino bianco sceltissimo, pieno di grazia e di forza» (notare che scrive «viti prosecche», non certo glera). A metterci le bollicine ci pensa Antonio Carpenè che nel medesimo 1868 aveva fondato la propria azienda per produrre «vino spumeggiante», come avrebbe detto Mascagni.
Nel 2009 l'allora ministro per l'Agricoltura, Luca Zaia, allarga a dismisura la doc prosecco facendola diventare la terza d'Europa per estensione e la più grande d'Italia in tutti i sensi: per estensione, per quantità di vino prodotto e per valore di prodotto che viene poi venduto.
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