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27 DICEMBRE 2025

Ultimo aggiornamento: 9:21

Quando ci si ferma davanti al banco gastronomia, attratti dal colore vivo di un prosciutto o dall’odore di un salume appena affettato, difficilmente si fa caso alle sigle in etichetta come E 249 o E 252. Dietro questi codici apparentemente innocui si nascondono nitriti e nitrati, additivi usati da decenni soprattutto in carni e formaggi per rendere gli alimenti più sicuri e stabili nel tempo. Il punto critico è che questi elementi, pur svolgendo una funzione utile, non sono privi di effetti collaterali e il loro impiego solleva interrogativi sul rapporto tra benefici tecnologici e rischio per la salute. La ricerca scientifica ha infatti messo in evidenza il lato più problematico di queste sostanze: come riporta l’Organizzazione Mondiale della Sanità i nitriti e i nitrati a causa delle modificazioni che possono subire all’interno dell’organismo, possono infatti convertirsi in sostanze note come nitrosammine, una famiglia di composti che da anni è al centro dell’attenzione della ricerca scientifica. Gli studi hanno messo in relazione queste sostanze con un aumento del rischio di sviluppare diversi tipi di tumore, soprattutto quando l’esposizione è frequente e protratta nel tempo.