C’è un filo rosso che lega le dichiarazioni natalizie del sindaco Giuseppe Sala: la sensazione che, mentre Milano è attraversata da problemi concreti e sempre più percepiti - sicurezza, baby gang, trasporto pubblico, carceri al collasso- , il primo cittadino sia preoccupato di tutt’altro. Del futuro del Leoncavallo, per cui il Comune ha già preparato un bando ad hoc (per l’area di via San Dionigi, sono 3 le manifestazioni di interesse arrivate, ndr) e ora intende far da intermediario con i Cabassi per favorirne un ritorno in via Watteau. E del futuro politico del centrosinistra e la costruzione della sua successione a Palazzo Marino. Non è un caso che, a margine del brindisi di Natale con la stampa, Sala abbia scelto di spendere parole tutt’altro che neutre sulla possibile candidatura di Anna Scavuzzo. Altro che semplice legittimazione istituzionale: il sindaco di fatto valorizza la sua vice, la indica come figura naturale per il dopo-Sala e ne accompagna pubblicamente l’ingresso nel dibattito politico. «Ha fatto il vicesindaco per undici anni», «ha preso una delega difficile come l’Urbanistica», «dire ‘ci sono’ significa dire ‘ci sono per le primarie’»: un riconoscimento politico esplicito, che va ben oltre la cortesia istituzionale.