C’è chi già inizia a storcere il naso dopo le parole rilasciate dalla vicesindaca di Milano, Anna Scavuzzo, sulla sua possibile corsa alle prossime amministrative. Lei non si nasconde più, non ci gira più attorno. La confessione rilasciata al Corriere della Sera apre già le prime polemiche. Certo, era evidente che la numero due di Palazzo Marino avesse in questi mesi preparato il terreno, ma ora è certezza. È stata lei a prendere in mano le redini del parlamentino milanese a seguito delle vicende giudiziarie che hanno colpito la giunta, assumendo anche le deleghe all’Urbanistica dopo la maxi inchiesta che ha travolto la città coinvolgendo l’assessore Tancredi e anche il sindaco Sala. Oltre a non aver nascosto il piacere all’idea di sedere sulla poltrona più importante di Palazzo Marino, Scavuzzo ha ammesso al quotidiano di pensare di «poter avere un ruolo nella definizione delle linee strategiche. Non so se sarò io la candidata sindaca, ma mi piacerebbe». È vero, il periodo non è stato dei migliori per il Comune, ma la vicesindaca è riuscita a tirare fuori tutta la sua energia. Del resto è abituata a fare più cose contemporaneamente.

La numero due di Beppe, infatti, è anche assessora all’Istruzione e dal 2017 coordina anche la Food Policy cittadina. Eletta consigliera comunale per la prima volta nel 2011, è diventata assessore nel 2015: quasi undici annidi lavoro. Un lavoro che non viene messo in discussione da chi siede tra i banchi della maggioranza, ma è altrettanto vero che per alcuni il curriculum della vice di Sala potrebbe non bastare. Per il segretario di Azione, Francesco Ascioti, «non si parte dai nomi ma dai progetti»; mentre per il consigliere dei Verdi, Tommaso Gorini, oltre al curriculum servono «un dibattito e una tornata preliminare di coalizione».