Quando interviene in Consiglio comunale a Milano gli altri consiglieri cominciano a guardare ansiosi sotto il banco, nel cassetto, nella borsa, ovunque possa essersi andato a cacciare il telecomando. Perché Silvia Sardone, 42 anni, leghista con un passato azzurro, sprigiona decibel come un martello pneumatico. C’è chi vorrebbe spegnerla (essenzialmente i suoi ex compagni di Forza Italia, ma anche molti leghisti), chi vorrebbe cambiare programma e chi vorrebbe semplicemente abbassare il volume. Impossibile. Una delle caratteristiche della record woman di preferenze, che oggi sarà nominata vice segretario della Lega insieme al generale Roberto Vannacci, è quella di abitare permanentemente sopra le righe del pentagramma. Sia con la voce, sia con l’ambizione. Come quando nel 2015 da consigliera di zona 2 si mise umilmente a disposizione di Forza Italia. Come consigliere comunale? Non solo. Come possibile assessore? No. Come candidato sindaco? Sì. Di lei, i suoi colleghi dicono: «Più che sgomitare, scalcia».
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Bocconiana, 42 anni, già nel 2015 Berlusconi aveva visto in lei uno dei volti nuovi per svecchiare Forza Italia. Con il passaggio nelle fila del Carroccio si è confermata «record woman» di preferenze









