C’è un prima e un dopo, nella vita di Juga. Un confine sottile, segnato da una zoppia comparsa in silenzio, alla fine dell’estate. A proposito, Juga è una cagnolona boxer di quasi dieci anni, arrivata in famiglia quando era poco più di un cucciolo di tre mesi appena. Già, in famiglia: perché chiunque abbia o abbia mai avuto un cane sa benissimo che non si tratta di un semplice animale domestico, ma di un pelosetto capace di conquistarsi i gradi di membro effettivo della famiglia in tempi record. Lo si voglia o meno.
Fatto sta che lei è un cane vivace, curiosa, instancabile. Le passeggiate quotidiane con gli altri due cani di casa erano il suo rituale preferito, tra le strade e i campi di Pontirolo Nuovo, nella bassa bergamasca.
Poi qualcosa si incrina. La visita veterinaria, una radiografia. Il sospetto che fa paura. In pochi giorni arrivano la Tac, la biopsia, la conferma: osteosarcoma. Una diagnosi che pesa come una sentenza e che non lascia molte alternative. Il 19 settembre Juga entra in sala operatoria. L’amputazione è l’unica strada possibile, insieme a una terapia di supporto per provare a rallentare la malattia. «Era l’unica cosa da fare, dopo la conferma del tumore. Ci è stata anche consigliata una terapia chemioterapica di supporto» ha detto il suo padrone Giuseppe Cavalieri. Il rientro a casa è fatto di sguardi, di tentativi incerti, di equilibri da reinventare. Chi vive con un cane lo sa: non serve parlare per capirsi. Basta osservare. Juga prova a muoversi, ma il peso del corpo si scarica sulle altre zampe. Ogni passo è uno sforzo immenso. Ogni corsa, un ricordo lontano.









