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Quando, nel 2015, l’allora candidato alla presidenza degli Stati Uniti Donald Trump pubblicò un meme con Pepe the Frog, pochi presero sul serio il fatto che il fumetto di una rana antropomorfa potesse essere utilizzato per veicolare temi cari al suprematismo bianco. Da mesi i social network si stavano riempiendo di questa rana vestita da nazista, o con i baffi di Adolf Hitler, o incappucciata come un membro del Ku Klux Klan, ma chi faceva notare che fosse diventato un simbolo d’odio in alcuni contesti correva il rischio di passare per paranoico, perché «erano soltanto meme».

Le persone che ridevano dei meme di Pepe the Frog e li condividevano non erano necessariamente state radicalizzate, ma contribuivano comunque a far circolare simboli della destra e a normalizzarli. Da allora la stessa cosa è successa con altri riferimenti culturali e sta succedendo di nuovo, in queste settimane, con degli assurdi meme che circolavano da tempo all’interno di nicchie di neonazisti e neofascisti online, e che ora appaiono regolarmente nei feed di persone qualsiasi, per via di Charlie Kirk.

Da quando è stato assassinato, a settembre, il famoso attivista della destra statunitense Charlie Kirk è infatti diventato soggetto di tantissimi meme. Quelli più famosi prevedono che situazioni di qualsiasi tipo vengano “kirkificate”: in pratica, la faccia di Kirk viene sovrapposta a quella dei personaggi più disparati, da Anna Frank a Caparezza.