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Quando fu nominato segretario alla Difesa da Donald Trump, Pete Hegseth fu oggetto di estese attenzioni e polemiche sia per il suo passato di dichiarazioni controverse ed estremiste, sia per i suoi tatuaggi, che riprendono motti religiosi e patriottici legati a posizioni islamofobe e ai movimenti neonazisti. Uno di questi, “Deus Vult”, riprende un’espressione in latino riconducibile al periodo delle Crociate e traducibile con “Dio lo vuole”, che negli ultimi anni è diventata particolarmente popolare nella alt right americana soprattutto grazie a un videogioco: Crusader Kings II, pubblicato dall’editore svedese Paradox.
Da tempo analisti e studiosi rilevano come alcuni videogiochi del genere “di conquista”, quelli gestionali a tema storico che permettono di svolgere campagne militari di epoche diverse, abbiano avuto nel loro piccolo una loro influenza nel costruire pezzi della visione del mondo e delle relazioni internazionali dell’estrema destra americana, arrivando a coinvolgere figure apicali e di potere come Hegseth.
Questi videogiochi sono giocati da milioni e milioni di persone e naturalmente non portano in sé all’estremismo politico, e anzi offrono esperienze di gioco che possono assecondare tranquillamente visioni delle relazioni internazionale pacifiche e progressiste. Ma in alcuni casi sono stati scelti come spazi di aggregazione e discussione da minoranze di estrema destra. E in questi casi hanno offerto a chi era già in fase di radicalizzazione delle visioni del mondo semplificate nelle quali la civiltà occidentale è l’unica depositaria dei valori della tradizione, che vanno difesi dagli invasori stranieri.







