Il segretario alla salute che ha caricato sulla sua auto la carcassa di una balena. La governatrice che ha sparato al suo cane “troppo aggressivo” e che si fa le dirette dalle prigioni per terroristi in El Salvador. Il dottore televisivo di origine turca che spinge medicinali miracolosi per perdere peso (Wanna Marchi del New Jersey). Lo sbirro anti-immigrazione che si veste da nazista. Il direttore dell’Fbi accusato di alcolismo sul lavoro che crea la sua linea di whiskey col logo dell’agenzia federale. Il segretario della guerra con tatuata addosso la parola araba che significa “infedele”. Le influencer cospirazioniste convinte che gli immigrati africani mangino i gatti e i cani in Ohio. Il vicepresidente ex marine che ha cambiato diverse volte il suo nome e che fa gli agguati a Zelensky nello Studio Ovale. Gli ultimi dieci anni di trumpismo ci hanno abituati a un’enciclopedia di personaggi bizzarri, estremi, caricaturali. Il mondo Make America Great Again è stato un ricettacolo di figure capaci di produrre frasi a effetto che hanno regalato materiale sterminato ai comici dei Late Show e ai creatori di meme. L’immagine del serioso partito di Nixon, Reagan e di Bush padre è ormai stata distrutta e sostituita con quella del presidente proveniente dai reality. E si è creata una linea netta di separazione con il partito democratico, che è invece diventato nell’immaginario pubblico grigio, noioso, burocratico. “Make Politics Boring Again”, titolava l’Atlantic nel 2022, raccontando di come Joe Biden, allora alla Casa Bianca, cercasse di dire agli Americani: “Voglio fare in modo che il circo della politica non occupi la vostra testa 24 ore al giorno”. Con il consueto ritardo la frase è arrivata anche in Italia, apparendo sopra una T-shirt indossata da Carlo Calenda in una foto di Instagram.“Make Politics Boring Again”, titolava l’Atlantic per descrivere l’approccio di Joe Biden. La stessa frase che compare sulla T-shirt di CalendaE’ vero. I dem in questi anni sono stati soprattutto quelli col ditino alzato, quelli che mettevano le procedure parlamentari davanti al populismo da social. E quelli che definirono gli avversari repubblicani “weird” – copyright del già dimenticato candidato vicepresidente alle scorse elezioni, Tim Walz. “Weird” vuol dire strani, e anche un po’ sinistri. Una definizione che contiene derisione e spavento insieme. “Questi tizi sono proprio strani”, aveva detto Walz, e dal suo punto di vista aveva senso, dato che lui era un normalissimo boomer bianco, etero e cattolico, cresciuto in Nebraska, senza legami con la alt-right tech di filosofi-guru tedeschi-sudafricani, senza programmi televisivi, senza legami con Jeffrey Epstein, senza idee complottiste in testa su una setta che beve il sangue dei bambini nel seminterrato di una pizzeria di Connecticut Avenue, e senza ossessioni sulla sessualità delle mascotte delle M&Ms. “Weird”, aveva scritto il New Yorker, “è polivalente, un’etichetta omnicomprensiva per le cose estreme o intense che i Repubblicani fanno o dicono”. Ma siamo sicuri che non ci siano dei tipi un po’ pazzi, “weird” o sciroccati anche dentro la grande coalizione democratica? Figuri con ambizione politica che distruggono un po’ l’etichetta del progressista per bene?E’ iniziata la stagione delle primarie, il grandissimo test politico – l’ultimo, se ci fidiamo della Costituzione – di Donald Trump. Non che lui sia direttamente nella scheda elettorale, e per questo è disinteressato, ma le midterm di novembre per rinnovare il Congresso e per eleggere 36 governatori sono anche un giudizio sul suo secondo mandato. E in questa grande battaglia elettorale, ci sono alcuni dem che rovinano, o modificano almeno un po’, l’immagine del partito dell’asinello. Uno di questi è Graham Platner, che si è candidato nel Maine come millennial rude della working class. La patria della Signora in Giallo e di Stephen King non incorona un presidente repubblicano dal 1988, è un feudo sicuro per i progressisti. Eppure lo stato è rappresentato da cinque legislature da una senatrice del GoP, la moderata Susan Collins, considerata “l’ultima repubblicana del New England”. Ora il suo seggio è minacciato da due democratici: la governatrice settantottenne Janet Mills, che rappresenta l’establishment e, appunto, Platner. Nato nel 1984, Platner è un coltivatore di ostriche. Il volto segnato dalle intemperie e i muscoli coperti di tatuaggi lo hanno fatto paragonare, dal New York Times, a “un Braccio di ferro in carne e ossa”, rappresentante del machismo proletario, tra magliette non stirate e cappellini da baseball scoloriti. I suoi rally sembrano spettacoli di stand-up. In felpa e jeans slabbrati grida contro il nemico numero uno: “L’oligarchia!”. Ha detto che il genocidio di Gaza è stato “il test morale della nostra epoca”.Graham Platner è un allevatore di ostriche e pistolero professionista. Aveva un tatuaggio sul petto col teschio delle SS, che poi ha copertoNel suo annuario scolastico era stato definito “il più propenso a iniziare una rivoluzione”. Otto anni nei militari, di cui tre in Iraq, anche se da giovanissimo protestava contro George W. Bush alle manifestazioni. Come mai partire dopo aver criticato la guerra? gli hanno chiesto. “Forse ho letto troppo Ernest Hemingway”, ha risposto lui. Rifiuta l’etichetta di liberal, anche perché, come ricorda lui stesso, è un pistolero professionista: il weekend il suo hobby è andare a sparare, e ha anche lavorato come istruttore al poligono. “Sono cresciuto nel Maine rurale, le pistole sono parte della nostra esistenza”, dice. E critica i soldi spesi all’estero dall’amministrazione: “Perché finanziamo guerre infinite e bombardiamo i bambini?”. Le sue domande a volte assomigliano a quelle dell’ala America First del Trumpworld, di esponenti come la fuoriuscita isolazionista Marjorie Taylor Greene. Platner sembra più arrabbiato con la vecchia guardia dem che non con Trump. Manco fosse il Vietnam, Platner ha definito l’operazione militare in Iran “antiamericana” e ha organizzato una “protesta d’emergenza” nella sede di un sindacato. “Nessuno vuole questa guerra”, ha gridato, dicendo che l’azione aggressiva è spinta da Israele e dall’Arabia Saudita e usata dalla Casa Bianca per distrarre il popolo dagli Epstein files. Platner però è entrato nell’occhio del ciclone per dei vecchi post sulla piattaforma Reddit: in uno diceva che è assurdo pensare di sconfiggere il fascismo senza imbracciare il fucile. E poi per un suo tatuaggio con il teschio delle SS sul petto. Prima ha negato di averlo, poi ha detto che non sapeva che era un simbolo nazista, e poi si è scusato dicendo che le sue idee sono cambiate da allora, che quel tatuaggio se l’era fatto in Croazia mentre era fuori a bere con la sua squadra di marines. Ora avrebbe coperto il teschio, il “totenkopf”, con qualcosa di meno controverso. Ha anche rinnegato alcuni vecchi post che inneggiavano ad Hamas. Per la sua campagna senatoriale il coltivatore di ostriche si è preso due strateghi che hanno lavorato uno con il socialista-bobò sindaco di New York, Zohran Mamdani, e uno col senatore in felpa John Fetterman. E questo spiega la lotta di classe in salsa Bernie Sanders unita al non-conformismo da uomini duri, un mix tra socialismo e risse da bar. I critici, anche colleghi di partito, dicono che lui è un allevatore di ostriche come chiunque pianti in giardino delle rose è un fioraio, perché in realtà, i suoi soldi li fa con la pensione dell’esercito. Il New York Times, per distruggere la sua allure da proletario che sfida la palude di Washington, ha ricordato che suo padre è un avvocato che ha studiato a Dartmouth, e suo nonno un importante architetto del Connecticut. Prima di candidarsi lui offriva tour eco-turistici della sua zona. Ora Platner, oltre che sull’odio per i miliardari, sta giocando la campagna sulla bolletta elettrica, dicendo che i costi energetici “dovrebbero essere congelati dallo stato per i prossimi 4 anni” e vuole tassare maggiormente i produttori di petrolio, una proposta che l’editorial board del Washington Post ha definito “una fantasia”. Le primarie in Maine si terranno il 9 giugno e l’ostricaro veterano dell’Iraq è dato in grandissimo vantaggio, a più 36 punti.Un’altra candidata sta facendo parlare di sé – e anche qui c’è un pizzico di antisemitismo e di teorie della cospirazione ebraica che spaventa la leadership dem – si chiama Maureen Galindo, e corre per le primarie in Texas per un posto alla Camera. E’ una terapeuta sessuale dai capelli rossi, attivista per il diritto alla casa. Nella sua bio di Instagram si descrive come “antisionista e anti stato di polizia dell’AI”, cioè la proposta di integrare il sistema giudiziario-carcerario all’intelligenza artificiale. Nelle dirette che fa dalla macchina grida: “I miliardari sionisti hanno paura di me!”. Meno di un anno fa aveva postato su Facebook un video in cui spiegava che “tutti gli ebrei che possiedono Hollywood usano film e libri per creare delle realtà”, e invitava i suoi follower a cercare il “vero” Gesù, quello che duemila anni fa “combatteva questa chiesa di Satana, e che esiste ancora”. Ha promesso che, se eletta, porterà in Congresso una proposta di legge che deliberi che “qualsiasi supporto al sionismo è in realtà antisemita, perché i sionisti stanno letteralmente uccidendo i semiti in medio oriente”. Il 26 maggio sfiderà Jerry Garcia, un moderato vicesceriffo. Sul New York Times l’editorialista Michelle Goldberg ha sottolineato che, quando ha chiesto delucidazioni a Galindo via mail, le è stato risposto con il versetto Apocalisse 3,9: “Ecco, farò in modo che i seguaci della sinagoga di Satana, i quali dicono di essere Giudei ma mentono e non lo sono, li farò venire a prostrarsi ai tuoi piedi”. Goldberg spiega che spesso la candidata ammicca a una teoria secondo cui “gli ebrei di oggi non sono gli ebrei della Bibbia, ma degli impostori”. Si parla di antisemitismo Maga, ma ogni tanto questo vizio vecchio come il mondo viene fuori anche dall’altra parte.Maureen Galindo ha spiegato in un video su Facebook che “tutti gli ebrei che possiedono Hollywood usano film e libri per creare nuove realtà”Oltre a Platner e Galindo, c’è un altro nome che vale la pena segnalare per far vedere alcune derive della coalizione, per quanto molto diverso dai primi due. Il dottor Adam Hamawy è un chirurgo plastico. Non di quelli che rifanno le labbra alle starlette, ma che ricostruiscono i volti di chi finisce su una mina antiuomo (anche se poi, tornato dalla guerra, ha anche collaborato come esperto con Hollywood Reporter). Figlio di immigrati egiziani, è stato a lungo in Iraq come medico militare. Una senatrice dell’Illinois, anche lei a Fallujah in servizio, dice che Hamawy le ha salvato la vita, e ha evitato che le venissero amputate braccia e gambe. Hamawy a maggio del 2024 è partito con una brigata di volontari a Gaza, per aiutare la popolazione civile. In passato aveva fatto il medico volontario nella guerra civile siriana, nell’assedio di Sarajevo e ad Haiti durante il terremoto. Hamawy, per la sua forte posizione contro il governo israeliano sugli orrori visti a Gaza, ha ricevuto l’appoggio di alcuni membri della Squad islamico-ispanico-progressista – politici come Ilhan Omar e Jamaal Bowman – oltre che del memetico Bernie Sanders, ora eroe anche del Salone del Libro di Torino e del Pd. Hamawy si oppone alla vendita dei sistemi anti-missili statunitensi a Israele per tenere in piedi il suo Iron dome. Il medico, che si candida per uno dei distretti del suo New Jersey, ha raccolto moltissimi fondi per la campagna elettorale, più di tutti gli altri candidati, che quest’anno sono tantissimi. Alle primarie, il 2 giugno, dovrà sfidare anche il sindaco della cittadina di Plainfield, che ha detto che ha sentito Hamawy fare commenti antisemiti, che avrebbe definito Hezbollah e Hamas “combattenti per la libertà”. “Non puoi descrivere Adam Hamawy come un progressista. E’ quello che io definirei un estremista radicale”, ha spiegato il sindaco, afroamericano, che si dice, comunque, a favore della soluzione a due stati.Un duro proletario con tatuaggi nazisti cancellati, una terapeuta sessuale con teorie complottiste sugli ebrei, un medico eroico che si candida per portare avanti le sue istanze sulla questione palestinese. Con le primarie alle porte, alcuni dem, a Washington, hanno paura di una possibile deriva tossica che fa somigliare il partito dei Clinton a qualcosa di nuovo, un contenitore – anche – di casi umani che però, o per come funzionano i social o per come funziona l’attivismo intorno a temi caldi, hanno una chance. Con il ritiro di un Joe Biden balbettante e poi con la candidatura, e sconfitta, di Kamala Harris, dentro alla coalizione si è creato un vuoto. Anche perché i possibili candidati per il 2028 non vogliono scoprirsi troppo presto. Ma c’è la possibilità che, come è successo a destra, anche qui si possa aprire una strada dove conta la rabbia più del riformismo, dove contano il carattere e la bio dei candidati più del loro programma. C’è un discorso meramente populista, a livello anche identitario. “Non sono mai stato vicino ai soldi o al potere”, dice Platner. “Sono autentico”. Oltre a questo posizionamento di “autenticità”, che è quasi sempre la vera radice della demagogia, c’è anche il comune denominatore su Gaza, Hamas, o, in generale, sugli ebrei. Quando alcuni giornali hanno accusato la candidata texana Galindo di antisemitismo lei ha risposto: “I miliardari sionisti e i loro giornalisti-burattini sono ebrei FINTI che creano l’antisemitismo per colpire e sfruttare i veri ebrei”. Qualche tempo fa sull’Atlantic Tom Nichols diceva che “il partito repubblicano ha un problema col nazismo”. Anche i dem dovrebbero fare un piccolo controllo sulle teorie cospirazioniste che girano tra i loro candidati, soprattutto se vogliono riprendere il controllo del paese.
Non solo Maga. Anche i dem scoprono i loro candidati “weird”, in corsa per le primarie
Gli ultimi dieci anni di trumpismo ci hanno abituati a un’enciclopedia di personaggi bizzarri, estremi, caricaturali. Ma anche dall'altra parte c'è chi mette in discussione l’immagine grigia del partito dell’asinello. Da Graham Platner a Maureen Galindo. Ritratti







