ALCAMO (TRAPANI). Riemerge dal rifugio in cui era scomparsa 37 anni fa, all'improvviso. Eccola Franca Viola sulla soglia mentre rientra con una tazzina vuota del caffè che ha appena portato a Piera, amica dirimpettaia. La casa è una moderna palazzina di Alcamo, 45 mila abitanti. La facciata grigio perla ben rifinita e i balconi curati sono spia di un benessere solido. La ragazza che nel 1965 stupì l'Italia rifiutando le nozze riparatrici con il rapitore stupratore, Filippo Melodia, rampollo di una famiglia mafiosa e che fece il primo passo nell'impervio sentiero del cambiamento delle donne siciliane, oggi è una bella signora di 56 anni.
Figura snella, denti bianchissimi, sorriso solare, capelli biondi raccolti sulla nuca, occhiali dorati, vestiti sobri per l'ozio domenicale. Franca Viola sfoglia il libro di Marta Boneschi (Di testa loro, Mondadori) che la indica tra le 10 donne che hanno fatto il Novecento e accetta di parlare della sua storia nel tinello della casa vicina, «Da me no, non voglio disturbare i miei...».
Signora Viola, è consapevole che col suo rifiuto ha dato il via alla riscossa delle donne del Sud, fino allora sottomesse e senza voce?
«Capisco di avere fatto una cosa importante solo quando me lo dicono gli altri. Per me ho fatto la cosa più normale del mondo».








