TORRI DI QUARTESOLO (VICENZA) - Il freddo alle gambe, la porta della tavernetta spalancata nel buio, il divano vuoto. Poi il cortile e Diana Canevarolo distesa sull'asfalto. Vincenzo Arena, 62 anni, ha rivissuto davanti ai microfoni di Mediaset quei minuti che hanno preceduto l'alba del 4 dicembre.
«Mi sono svegliato alle 5.10 (il giorno del ritrovamento era il 4 dicembre, ndr) e sono sceso. Mi sono girato verso il divano dove dormiva Diana, l'ho visto intatto e mi sono allarmato - ha raccontato -. Sono uscito e l'ho trovata lì». L'uomo ha descritto gli istanti concitati che sono seguiti: «Ho cercato di rianimarla subito, però non riuscivo neanche a comporre il 118. Mi tremavano le mani. Istantaneamente ho svegliato mio figlio, l'ho portato giù con me e gli ho chiesto di chiamare i soccorsi mentre facevo il massaggio cardiaco a Diana. Era ancora buio, ho aiutato a fare luce sulla scena e poi ho lasciato proseguire gli operatori». Arena ha anche chiarito le abitudini della coppia: «Dormivamo separati da tempo, non perché non stessimo più insieme, ma perché lei diceva che russavo e scalciavo di notte». Ha negato di essere mai stato denunciato per stalking e ha sottolineato, anzi, che i due si stavano riavvicinando: «L'avevo coinvolta in un progetto di gestione di un bar, ci lavorava ed era contenta. Diana aveva una parola buona per tutti, si faceva voler bene da tutti».






