Va veloce anche quando parla, Kristian Ghedina. Si racconta come in una discesa libera, la specialità che lo ha reso uno dei campioni più celebrati della sua generazione. Classe 1969, ampezzano doc, nella sua carriera agonistica ha conquistato tre medaglie mondiali, 13 vittorie in Coppa del Mondo (ma i podi sono stati 33) e ha partecipato a cinque Olimpiadi. Le ultime quelle di Torino, nel 2006, lo stesso anno in cui ha poi deciso di appendere il pettorale al chiodo.
"Ho vinto, ho perso, ma l’unica cosa che conta è che mi sono divertito come un matto", scrive in Ghedo. Non ho fretta ma vado veloce (Edizioni Minerva), il libro in cui quest’anno ha messo in fila una vita intera: dalle prime piste quando aveva solo quattro anni (fu mamma Adriana a metterlo sugli sci) fino alla spaccata in volo a Kitzbühel nel 2004, quando aprì le gambe in volo a 137 chilometri all’ora, e a tanti altri traguardi. Dietro il campione, però, affiora sempre l’uomo: il figlio orgoglioso di Cortina d’Ampezzo, cresciuto all’ombra delle Tofane, solare, diretto, decisamente pratico, che ha saputo trasformare le cicatrici, sportive e non, in una filosofia semplice: vivere con un filo di incoscienza e una dose abbondante di gioia.







