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Ultimo aggiornamento: 9:05

La qualificazione olimpica è un risultato che solo pochissimi atleti riescono a raggiungere. E nel pattinaggio di velocità sul ghiaccio la competizione è davvero serrata. Un percorso fatto di gruppi A e B, tempi limite, slot contingentati e sfide che si giocano non solo contro il resto del mondo, ma anche all’interno della propria Nazionale. Riccardo Lorello, classe 2002, lo racconta con orgoglio e ambizione a ilfattoquotidiano.it dopo aver staccato il pass per Milano-Cortina 2026 nei 5.000 metri: “Raggiungere le Olimpiadi è veramente arduo nel nostro sport, ma io spero di correre anche i 10.000 metri”. Il suo nome oggi è tra i 20 ammessi ai Giochi. Quando realizza di avercela fatta, il pensiero va oltre la pista: “Tanto appagamento, ma anche un sospiro di sollievo per me e la mia famiglia”. Una storia che parte dalle rotelle, dagli allenamenti a Bellusco e da una famiglia che ha creduto in un “all in” sportivo e di vita.

Il suo è un percorso particolare: ha sempre corso sui pattini a rotelle e poi, durante il lockdown dovuto al Covid, è passato alle lame su ghiaccio. Come mai?

Non è una prassi, siamo un po’ delle voci fuori dal coro. Anche Davide Ghiotto, che detiene il record del mondo dei 10.000 metri, arriva dalle rotelle. Io ho fatto questo passaggio grazie a mio papà, che era il mio allenatore: quando gliel’ho proposto mi ha detto di cogliere l’occasione. Era il momento perfetto, con la didattica a distanza per il Covid. In Trentino ci si poteva allenare e con un compagno di squadra abbiamo preso un appartamento per imparare a pattinare su ghiaccio. La prima stagione è stata praticamente a vuoto, senza gare. La seconda ho iniziato ad andare bene, ho fatto una Coppa del Mondo Junior e l’anno dopo sono passato Senior. Poi il ct Maurizio Marchetto mi ha chiamato in Nazionale. Sul ghiaccio, inoltre, ci sono i corpi militari: se sei bravo puoi trasformare la passione in un lavoro, cosa che sulle rotelle non succede.