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Tre settimane fa mia madre mi ha scritto: «Non riesco più a fare acquisti sul Kindle, a Natale dovrai aiutarmi». Io vivo a Milano, mia madre in Sicilia e a quanto pare a Natale, quando tornerò dai miei genitori, farò il tecnico informatico. Perché so già che il Kindle malfunzionante è solo la punta dell’iceberg di difficoltà tecnologiche che si sono formate nel corso di mesi. I device problematici compariranno sulla tavola del pranzo di Natale appena avrò bevuto l’ultimo bicchiere di passito e avrò allontanato la sedia, dimostrando di essere sazia, e quindi – nella logica di mia madre – disponibile.

Adesso che si avvicina il Natale, vedo i meme, i video e gli articoli che gli anglosassoni dedicano al fenomeno dell’assistenza digitale coatta a nonni, zii, prozii e genitori e mi chiedo perché in Italia non se ne parli adeguatamente. Forse noi italiani siamo più rassegnati. O forse è senso del dovere? Abbiamo un concetto di pietà filiale più forte? Ci vergogniamo di loro? Ci vergogniamo di noi? Non vogliamo che si sappia della nostra svogliatezza e mancanza di pazienza? Siamo come i cinesi, con i loro valori confuciani, e ci sentiamo sempre in debito verso i nostri familiari più anziani?