La decisione di Washington di imporre restrizioni d’ingresso negli Stati Uniti a Thierry Breton, ex commissario europeo per il mercato interno e i servizi, e ad altri quattro europei ha acceso un duro scontro politico sul Digital Services Act (Dsa) e sul confine tra regole e censura.
Per gli Stati Uniti, il Segretario di Stato degli Stati Uniti Marco Rubio ha rivendicato l’azione contro cinque persone accusate di aver «costretto» piattaforme americane a censurare o «demonetizzare» opinioni statunitensi, definendole «attivisti radicali» e promettendo una linea dura contro quella che chiama censura extraterritoriale.
Sempre da Washington, la Sottosegretaria di Stato degli Stati Uniti per la diplomazia pubblica Sarah Rogers ha difeso il provvedimento su X, sostenendo che i divieti di ingresso colpiscono un «ecosistema» di Ong inclini alla censura.
Sul fronte europeo, la Commissione ha «fortemente condannato» le restrizioni, ha chiesto chiarimenti agli Stati Uniti e ha avvertito che, «se necessario», l’Unione europea (Ue) può «rispondere rapidamente e con decisione» per difendere la propria autonomia regolatoria.
Stéphane Séjourné, vicepresidente esecutivo della Commissione europea, ha espresso «totale solidarietà» a Breton, sostenendo che «nessuna sanzione» può «mettere a tacere» la sovranità dei popoli europei.











