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24 DICEMBRE 2025
Ultimo aggiornamento: 10:57
Persone annegate in mare, altre respinte in Libia e finite in un centro dove nemmeno le Nazioni Unite hanno accesso. Per SOS Mediterranée, che tra il 24 e il 27 maggio 2025 ha preso parte ai soccorsi con la nave Ocean Viking, ci sono responsabilità da accertare, anche e soprattutto in capo alle autorità italiane che, sostiene la ong in una denuncia redatta dall’avvocata Francesca Cancellaro e appena depositata alla Procura di Roma, si sono preoccupate sopratutto di lasciare l’incombenza ai libici, indipendentemente dal loro effettivo intervento e dalle normative. I libici infatti non raggiungeranno mai l’imbarcazione in pericolo. Né forniranno istruzioni ai primi, parziali (per alcuni fatali) soccorsi, che per ore hanno continuato a sollecitare anche le autorità italiane senza ricevere indicazioni. Almeno secondo la ricostruzione dell’esposto di SOS Mediterranée, che mette in fila le comunicazioni tra il Centro di coordinamento del soccorso marittimo italiano (IMRCC), quello libico (LYJRCC), il soccorso civile e i mercantili coinvolti. E chiede all’autorità giudiziaria di ricostruire quelle ancora mancanti, per verificare ipotesi di reato che vanno dall’omicidio colposo al naufragio, dal rifiuto di atti d’ufficio all’abbandono di persone, compresi minori e incapaci, e fino al loro respingimento illegittimo.







