MESTRE (VENEZIA) - Hai fame? Ti danno il cibo. Ti servono vestiti? Ti danno gli abiti. Devi arredare la casa? Ti danno i mobili. Non hai soldi? Non paghi! Non è il regno del Bengodi, ma il Centro di solidarietà cristiana Papa Francesco, l'ipermercato a costo zero, nella zona dei centri commerciali di Mestre.

Una delle dieci perle della collana di solidarietà realizzata da don Armando Trevisiol, prete visionario, scomparso due anni fa, che ha realizzato una rete di assistenza che ha pochi uguali in Italia. Tutto grazie alle donazioni, ai lasciti che la città affidava al parroco della chiesa dei Santi Gervasio e Protasio di Carpenedo. A spanne sono stati investiti 30 milioni di euro che, come i talenti della parabola, hanno moltiplicato il valore consentendo di continuare ad investire. Trattandosi di un prete, si potrebbe parlare di miracolo, ma più prosaicamente è frutto della tenacia, della forza di volontà, della credibilità di un uomo e della capacità di coagulare attorno a sé un esercito di volontari (oltre 500) che consentono di gestire otto centri di accoglienza intitolati a don Vecchi, altro prete rimasto nella storia di Mestre, dove vengono ospitati anziani, padri e madri separati, ex tossicodipendenti, emarginati, immigrati, persone in difficoltà. Gli ospiti sono circa 700 e pagano rette simboliche, proporzionali alle loro possibilità. Don Armando ha lasciato alla città di Mestre un'eredità incredibile. Un patrimonio, non solo economico, ma anche etico e morale che, senza la sua autorevolezza carismatica, avrebbe potuto implodere. Il team che lo sosteneva ha saputo tenere saldo il timone, dando un'impostazione più manageriale con organismi di controllo e gestione: la Fondazione "Carpinetum" e l'associazione "Il Prossimo". Ma dietro le sigle ci sono gli uomini.