Quando si parla di previdenza, spesso si dimentica un aspetto cruciale: i giovani, intrappolati nel sistema contributivo, rischiano assegni pensionistici molto più bassi rispetto alle generazioni precedenti.

I padri erano abituati a un meccanismo che garantiva una pensione quasi uguale all’ultimo stipendio, insieme alla liquidazione del Tfr. Ma quel modello, basato sulla sostituzione diretta tra salario e pensione, appartiene ormai al passato.

Chi va in pensione oggi con il sistema contributivo riceve un assegno calcolato sui contributi versati e sugli anni di lavoro. La differenza tra pensione e ultimo stipendio può essere notevole.

Negli ultimi anni, i governi hanno provato a incoraggiare i giovani lavoratori a destinare il Tfr alla previdenza integrativa. Ma in Italia ci sono ancora poco più di undici milioni di posizioni aperte nei fondi pensione: una cifra considerata bassa.

Ora la manovra introduce una novità decisiva: dal prossimo luglio, entra in vigore il silenzio-assenso per il Tfr. Chi sarà assunto dalla prossima estate dovrà dichiarare esplicitamente se vuole mantenere il Tfr in azienda; altrimenti, finirà automaticamente in un fondo pensione di categoria.