La notte ha portato scompiglio sul fronte della previdenza, tema su cui i lavori del Senato sulla legge di Bilancio si sono arenati l’altro ieri per l’opposizione della Lega. Il maxiemendamento presentato martedì dal governo è stato prima stralciato, poi è spuntata l’ipotesi di travasare alcune misure in un nuovo decreto, infine ieri sera il vertice di maggioranza ha concordato invece di formulare un nuovo testo per recuperare tutti i temi, cambiando però le coperture.
Restano confermate le misure sul Tfr e la previdenza integrativa, ma spariscono le “salvaguardie” che avevano fatto saltare tanti sulla sedia e fatto dare l’altolà alla Lega: niente più allungamento delle finestre d’uscita, né tanto meno taglio sul riscatto delle lauree e dei mesi utili per maturare la pensione.
Il nuovo emendamento, innanzitutto, conferma l’adesione automatica alla previdenza complementare per i neo assunti del settore privato da luglio 2026. A determinare la forma pensionistica collettiva verso cui opera l'adesione – è scritto legge nel testo - sono gli accordi o i contratti collettivi, anche territoriali o aziendali, con la «devoluzione dell'intero Tfr e della contribuzione a carico del datore di lavoro e del lavoratore nella misura definita dagli accordi», si legge ancora nel testo, secondo cui però la contribuzione a carico del lavoratore «non è obbligatoria nel caso in cui la retribuzione annuale lorda corrisposta dal datore di lavoro risulti










