Dopo un giorno di litigi della politica, un’altra la notte di lavoro dei tecnici ha prodotto il nuovo emendamento alla manovra, arrivato di prima mattina in commissione Bilancio al Senato. Il nuovo testo, l’ultimo “mini maxi” per gli amanti del gergo in attesa che con l’inevitabile questione di fiducia tutti i correttivi confluiscano nel solito “maxi emendamento” da centinaia di commi, perde anche il rifinanziamento degli incentivi alle imprese di Transizione 4.0 e della Zes Unica del Sud, oltre al pacchetto previdenziale che nella serata di giovedì ha portato a un passo dalla crisi di Governo.
Sconti alle imprese rinviati
Gli sconti fiscali alle imprese che hanno investito in tecnologia torneranno sotto forma di decreto legge, la prossima settimana secondo le intenzioni del Governo. Ma prima ci sarà da risolvere un altro cortocirtuito, oscurato dalla rissa sulla previdenza.
Il problema è quello spiegato in dettaglio sul Sole 24 Ore in edicola questa mattina. La misura nasceva per garantire i crediti d’imposta alle aziende che dopo aver chiesto gli sconti di Transizione 5.0 (sì, 5.0, non è un errore e nelle prossime righe si capisce il perché) ne sono rimaste escluse perché nella rimodulazione del Pnrr concordata con la Ue il Governo ha ridotto i fondi da 6,4 a 2,6 miliardi. La lista d’attesa, secondo i calcoli aggiornati al ministero delle Imprese, comprendeva domande per 1,7-1,8 miliardi, ma il correttivo governativo ritirato nella notte dal Governo prevedeva coperture solo per 1,3 miliardi. Come mai? In sintesi, alle imprese abbandonate da Transizione 5.0 sarebbero stati concessi gli sconti di Transizione 4.0, inferiore non solo nella denominazione ma anche nell’entità dei benefici fiscali.











