La recente proposta paventata dal sottosegretario al Lavoro, Claudio Durigon, rischia di portare benefici solo ai lavoratori con retribuzioni medie o contribuzioni all’Inps elevate. Seppure non sia stata articolata in dettaglio, è possibile evidenziare alcune considerazioni sulla base delle informazioni sino a ora condivise.
La novità consisterebbe nell’estendere a tutti i lavoratori, inclusi quelli che hanno iniziato a versare i contributi prima del 1996 (quindi soggetti di regola al sistema di calcolo misto, retributivo-contributivo), la possibilità di pensionarsi a 64 anni con almeno 25 anni di contributi. Si tratta della pensione anticipata contributiva, attualmente concessa esclusivamente a chi ha contributi previdenziali a partire dal 1996 e ricade nel sistema contributivo puro. Pensionamento che, con una novità introdotta dall’ultima legge di Bilancio, può essere raggiunto anche utilizzando la prestazione maturata nell’ambito dei fondi pensione (opzione però non ancora operativa e che, nel caso, dovrà essere adeguatamente coordinata).
La proposta del Governo
La novità principale della proposta Durigon consiste nel permettere ai lavoratori di richiedere all’Inps la trasformazione in rendita del Tfr lasciato in azienda (e versato per le società con più di 50 dipendenti al 31 dicembre 2006 presso il Fondo di tesoreria) per raggiungere, una volta sommata alla pensione ordinaria, il requisito minimo di importo (tre volte l’assegno sociale, circa 1.616 euro lordi al mese nel 2025) richiesto per accedere al pensionamento anticipato. In pratica, un lavoratore che abbia maturato una pensione di 1.300 euro lordi mensili, avrebbe comunque la possibilità di pensionarsi qualora la rendita corrispondente al Tfr versato presso l’Inps risulti superiore a 316 euro (raggiungendo così assieme il limite stabilito dalla normativa).








