«Educato dal mistero che celebra nella liturgia, ogni sacerdote deve “sparire perché rimanga Cristo”» e anche «per questo l’esposizione mediatica, l'uso dei social network e di tutti gli strumenti oggi disponibili va sempre valutato sapientemente, assumendo come paradigma del discernimento quello del servizio all’evangelizzazione: “Tutto mi è lecito! Sì, ma non tutto giova”», sottolinea Papa Leone XIV nella Lettera apostolica “Una fedeltà che genera futuro” redatta in occasione del 60/esimo Anniversario dei decreti Conciliari Optatam Totius e Presbyterorum Ordinis, rivolta ai sacerdoti in cui aggiunge che «in ogni situazione, i presbiteri sono chiamati a dare una risposta efficace, tramite la testimonianza di una vita sobria e casta» mentre avverte che «nel nostro mondo contemporaneo, caratterizzato da ritmi incalzanti e dall'ansia di essere iperconnessi, sono almeno due le tentazioni che si insinuano contro la fedeltà a questa missione»: «una mentalità efficientistica» e il «quietismo».

Il Papa nella Lettera apostolica affronta il tema anche dei “pastori smarriti” che abbandonano il sacerdozio: «Il tema della formazione risulta essere centrale anche per far fronte al fenomeno di coloro che, dopo qualche anno o anche dopo decenni, abbandonano il ministero. Questa dolorosa realtà, infatti, non è da interpretare solo in chiave giuridica, ma chiede di guardare con attenzione e compassione alla storia di questi fratelli e alle molteplici ragioni che hanno potuto condurli a una tale decisione». Insomma, scrive il pontefice, «la risposta da dare è anzitutto un rinnovato impegno formativo», il cui obiettivo è «un cammino di familiarità con il Signore che coinvolge l’intera persona, cuore, intelligenza, libertà, e la plasma a immagine del Buon Pastore».