La via della tecnologia è lastricata di trappole e abissi. Anche per i sacerdoti, semplici parroci o vescovi che siano. Il Papa ha esortato in diverse occasioni a vigilare sull’uso smodato dei social e a combattere la tentazione di diventarne troppo presenzialisti. Ora indica un altro incombente pericolo. «Faccio l’invito a resistere alla tentazione di preparare le omelie con l’intelligenza artificiale! Come tutti i muscoli nel corpo se non li utilizziamo muoiono, il cervello ha bisogno di essere utilizzato, allora anche la nostra intelligenza bisogna esercitarla un po’ per non perdere questa capacità». Leone XIV lo sottolinea durante l’incontro, a porte chiuse, con i sacerdoti di Roma, nell’Aula Paolo VI.
Il Pontefice spiega che «fare un’omelia bene significa condividere la fede, l’IA mai arriverà a poter condividere la fede! Questa è la parte più importante: se possiamo offrire un servizio inculturato nel posto, nella parrocchia dove stiamo lavorando, la gente vuole vedere la tua fede, la tua esperienza di aver conosciuto e amato Gesù Cristo e il suo Vangelo». Evidentemente devono essere forti le lusinghe dell’intelligenza artificiale anche per poter preparare una bella omelia con poco sforzo. Alcuni casi di utilizzo di questa “scorciatoia” sono emersi ufficialmente, come quello del parroco di un piccolo borgo sulla sponda del Danubio, in Ungheria, padre Viktor Csanadi, che ha ammesso di essersi è affidato all’intelligenza artificiale perla predica domenicale. Il risultato è stato «spaventoso e affascinante», ha spiegato il sacerdote. Ed è stato segnalato l'uso di chatbot per comporre testi liturgici in Germania già nel 2023.








