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Il ministro dell’Economia ha rivendicato i risultati dopo le recenti tensioni parlamentari. Paese verso l’uscita dalla procedura d’infrazione e nuovi sostegni per redditi e sanità

Giancarlo Giorgetti ha rivendicato il risultato mettendo il timbro politico sulla manovra 2026. Dopo notti di tensioni, riscritture e dietrofront, il ministro dell'Economia è stato il perno di un'operazione complessa ma necessaria, arrivata in porto nonostante un percorso a ostacoli. «Tutto è bene quel che finisce bene. Siamo intervenuti su questioni che sembravano quasi impossibili», ha detto a caldo dopo il via libera del Senato, sottolineando il carattere pragmatico di una legge di Bilancio che vale 22 miliardi e che, nelle intenzioni del governo, tiene insieme crescita e conti pubblici.

È Giorgetti a raccontare la manovra come esercizio di equilibrio: da un lato il sostegno ai redditi e ai servizi essenziali, dall'altro la necessità di reperire risorse senza mettere a rischio la solidità dei conti. Il messaggio è chiaro: la finanza pubblica resta sotto controllo, il deficit è destinato a tornare «intorno alla soglia del 3% del Pil già quest'anno» e l'Italia si presenta come un Paese affidabile. Una linea che Fratelli d'Italia fa propria parlando di una manovra «seria, responsabile e coerente» con l'impostazione dell'esecutivo.