È nelle cose semplici, piccole ma enormi, il vero regalo che possiamo fare e ricevere. Lo sappiamo, lo diciamo sempre, cerchiamo di insegnarlo ai figli ma nessun pensiero si fa gesto se rimane nella testa e nelle parole, se non scende nel corpo e non lo senti con i sensi, tutti, se non lo vedi non lo tocchi. In questi giorni così frenetici per alcuni, così solitari per altri, risuona più che mai, nel frastuono, il silenzio di una pausa, una domanda, uno sguardo, un messaggio che ha il sapore della verità.
«Come sta sua madre?», mi ha chiesto l’anziana proprietaria di un negozio affollatissimo, le sue figlie al banco a fare pacchi e fiocchi, fuori il rumore di clacson nel traffico bloccato. Non la vedevo da quanto? Un anno? Non vado mai in quel negozio, l’ultima volta ci sono andata con mia madre, ho ricordato. Della signora ho notato prima lo sguardo, ho sentito la pausa, ho visto il sorriso: come sta sua madre. Mi ha talmente sorpresa e commossa che mi è mancata la voce.
Penso alla madre di Alberto Trentini che ha alzato il telefono e ha sentito: «Signora Armanda, sono Sergio Mattarella. Forza, non perdete la speranza. L’Italia è con Alberto, con voi». Ci vuole un momento, ma bisogna farlo. Dev’essere stato bellissimo, per la signora. Una grande gioia in un Natale di nuovo tremendo, vuoto di un figlio assente, imprigionato senza ragione in Venezuela. Non perdete la speranza.











