Carlo Noseda ha 47 anni, è comasco e in macchina parla con ChatGpt.
“Prima ascoltavo podcast, adesso interrogo l’IA”, dice il presidente di IAB Italia, associazione fondata nel 1998 per definire standard e regole della pubblicità digitale e promuove la crescita culturale del settore. “Attivo la modalità voce e, se sto raggiungendo un cliente, chiedo all’IA chi è, cosa fa, come si muove nel mercato”, racconta il manager, pubblicitario di lungo corso, cresciuto in Saatchi & Saatchi e dal 2010 alla guida di M&C Saatchi Italia, che ha co-fondato. “Pensa a quando, in auto, parlerai con la radio - dice -. Saprà che hai fatto jogging nel weekend perché Siri glielo segnala, e ti chiederà: ‘Hai provato le nuove Nike?’. Grazie all’IA la pubblicità non parlerà più al consumatore: converserà con lui”.
Per aziende e creativi deve essere un sogno.
“È un passaggio straordinario. Per anni abbiamo celebrato la personalizzazione e i messaggi su misura. Qui invece la comunicazione si attiva esattamente quando emerge un bisogno e può davvero risolverlo. Se usata nel modo corretto, con una progettazione attenta e un’etica solida, questa tecnologia può ridurre gli sprechi e restituire alla pubblicità la sua funzione più alta: essere utile”.







